L’EQUILIBRIO: PUNTO DI CONGIUNZIONE FRA ORDINE E CAOS


Carissimi redattori e amati lettori


sembrerà ambiguo cercare di introdurre un tema come l’equilibrio, soprattutto dopo l’ardimento e le passioni che toccano la sfera delle emozioni e dei sentimenti, ma credo che ci sia qualcosa che debba essere sfiorato come la questione che segue.

Se l’equilibrio può intendersi come un acquisito stato di coscienza che porta serenità nella nostra vita, debbo considerare anche le probabilità che esso venga distrutto. Comfort zone, preferenze, scelte quotidiane, chiamatele come volete, molto spesso è piacevole credere di vivere secondo un’armonia. In questo secolo è in ritrattazione una delle branche più importanti della nostra vita: la medicina.


Il benessere psicofisico è oggi dichiaratamente collegato a tutti i rami della nostra esistenza. Potrei citare le leggi biologiche della nuova medicina germanica del Dottor Hamer o le conosciute teorie del pensatore orientale Masaru Emoto. Entrambi toccano la questione di un’intrinseca armonia che se violata porta disordine, malattia e sofferenza. Proprio qui, nei momenti di dolore, è necessaria una volontà di tornare a ciò che si è perduto. Il tempo ci insegna che non si può tornare indietro, ma è l’impegnativo atto della crescita che ci permette di guardare avanti e capire che l’equilibrio infranto è costante incombenza. Non siamo immutabili, l’illusione che il presente duri per sempre ci fa credere di essere intoccabili. Una cosa su cui riflettere è che tutto passa e dobbiamo trovare la forza di lasciar andare ogni cosa ci proietti all’indietro. L’attaccamento e l’ostinazione sono fattori che potrebbero portarci in un eterno limbo di incertezze.


Propongo di vedere la questione dell’equilibrio sotto una lente colorata da un aggettivo: migliorabili. Questa dovrebbe essere una sensazione che ci accompagna dopo un po’ di tempo nelle delusioni, e nella perdita di uno status. Se uno standard si rivela falso, una promessa non viene mantenuta, un affetto non è corrisposto o un ambiente si rivela ostile, è bene procedere per gradi, e il bello viene adesso … considerare l’aspettativa ma non crederle, sentire che ciò che era difficile adesso è superato, solo tasselli incompiuti, e forse l’armonia creduta reale era funzionale, soprattutto, a quella degli altri.


Essere equilibrati equivale ad essere centrati e valutare coi propri tempi e i propri modi la migliore scelta da fare. È la persona evoluta, o per lo meno, più acuta e che si risolleva più volte, a creare una sua via senza costrizioni esterne.

Anche se ci saranno periodi morti e di disordine, tutto sarà funzionale alla ricerca della vera identità. Perché questo avvenga più velocemente consiglio di accettare l‘idea che l’equilibrio è una delle questioni interiori maggiormente dinamiche e meno statiche dell’uomo.

Alla fine siamo nati per vivere e l’armonia perduta di oggi può spingere alla ricerca del nuovo domani.

di Paolo Cavaleri

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