Sempre Nomadi: dalla visione di Beppe al sogno di Augusto la strada continua

La Fortezza Vecchia a Livorno una tappa suggestiva, tra emozioni senza tempo e un pubblico che non ha colto fino in fondo la magia Nomade

servizio a cura di Tiziana Etna

Fotografia Elisa Heusch

Lo scorso 14 settembre, la Fortezza Vecchia di Livorno, si è trasformata in un palcoscenico suggestivo per il concerto dei Nomadi, tappa del loro tour nazionale. Una location che, con il suo fascino storico e la vista sul mare, ha reso l’evento ancora più speciale. Sul palco, la band più longeva d’Italia ha dimostrato ancora una volta di saper unire passato e presente, memoria e rinnovamento, offrendo uno spettacolo intenso e genuino.
Eppure, nonostante la qualità del concerto, la magia della location e l’energia degli artisti, qualcosa è mancato: Livorno non ha risposto come ci si aspetterebbe davanti ai Nomadi. Il pubblico era numeroso, la Fortezza gremita, ma gli spettatori seduti, composti, poco partecipativi e lontano dallo spirito che un live dei Nomadi porta con sé. Al concerto dei Nomadi non si va solo per ascoltare, ma per cantare, condividere, vivere insieme la musica e i concetti che vengono espressi grazie a lei. Tuttavia è stata l’occasione di scoprire un rinnovato entusiasmo, profondamente emanato da Sergio Reggioli, ma da tutti gli elementi del gruppo.


La band, da parte sua, non ha deluso. Anzi. Ha regalato emozioni anche grazie alle proiezioni visive, una novità per un gruppo da sempre legato alla dimensione più folk e popolare, comunque non artefatta nei concerti. La scaletta ha unito classici intramontabili e brani di epoche diverse, con un’apertura forte e simbolica affidata a “Contro”, seguita da capisaldi come “Ma che film la vita”, “Noi non ci saremo”, “Cartoline da qui”, “Marinaio di vent’anni”, “La mia terra”, “Dove si va” “Canzone per un’amica” ed altre tra le più famose ed iconiche.

Con la nuova formazione, il progetto Nomadi si rinnova senza perdere le sue radici. Forse, agli esordi negli anni Sessanta, esattamente nel 1963, potevano sembrare una delle tante band “fenomeno” di protesta, nate in quel periodo di fermento musicale e culturale.
Ma ben presto l’unione tra Beppe Carletti e Augusto Daolio, diede vita a un amalgama irripetibile: musica che non si limitava a intrattenere, ma che esprimeva concetti profondi, quasi letterari. Un unione artistica capace di trascendere i cambiamenti, il genere musicale, il tempo che scorre, e perfino la morte. Nei cosiddetti “anni della contestazione” i Nomadi ( alle origini Beppe Carletti, Augusto Daolio, Franco Midili, Gabriele Copellini, Gianni Coron e Gualberto Gelmini) non si fermavano alla ribellione fine a sé stessa: crescevano come progetto di libertà e di umanità, portando avanti una visione fatta di impegno, poesia e ricerca di senso. Apprezzata e sostenuta poi dai giovani artisti che strada facendo hanno aggiunto qualcosa. Oggi, a distanza di decenni, il nome Nomadi continua a rappresentare non solo un gruppo musicale, ma un percorso collettivo, un messaggio che attraversa le generazioni e trova nuova forza proprio nella capacità di rinnovarsi senza mai tradire i propri ideali.


Negli anni, tanti artisti hanno arricchito la storia dei Nomadi: Cico, Massimo, Sergio e prima di loro Elisa, Francesco e poi Daniele, Danilo, Cristiano… non solo nomi di una grande famiglia musicale, ma energie in co-creazione. Oggi la nuova formazione con Yuri Cilloni e Domenico Inguaggiato funziona bene. Yuri è empatico e coinvolgente, capace di scendere tra il pubblico per cantare con la sua voce nuova ed opportuna, che non ricorda nessuno (se non Yuri) e la sua personalità autentica ed innatamente “Nomade ”. La dimensione del progetto Nomadi è perfettamente rappresentata anche dal “nuovo” batterista. Entrambi gli acquisti recenti portano avanti un progetto che non dimentica le origini ma guarda al futuro. E non deve essere facile!


A quasi ottant’anni, Beppe Carletti “tiene botta” e resta il cuore pulsante dei Nomadi, traducendo in musica i temi universali scritti, cantati…avviate da Augusto Daolio, anima eterna del gruppo.
Attorno a lui, la band rinnova con entusiasmo e convinzione quell’idea di libertà e umanità che ha reso i Nomadi una realtà unica nel panorama musicale italiano.
Sul palco di Livorno i Nomadi hanno confermato la loro grandezza. Un concerto dei Nomadi non è un evento “da una volta nella vita”: dopo averne vissuto uno, se ne desiderano altri, perché ogni volta è un’esperienza che unisce e trascina. Stavolta, però, Livorno ha applaudito ma non ha cantato, non ha ballato … perdendo l’occasione di vivere davvero la magia di un gruppo che, malgrado il passare degli anni, resta genuino, vero e sempre vivo: o come ama dire il popolo Nomade: Sempre Nomadi!

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