Il puzzle d’oro dei Queen: la storia dietro Bohemian Rhapsody


Da una pazza sperimentazione in studio all’opera d’arte che ha conquistato il mondo

di Romina Lettieri

POP FILE – “Bohemian Rhapsody” è stata scritta da Freddie Mercury e registrata dai Queen nel 1975 per l’album “A night at the opera”. È famosa perché ha una struttura non convenzionale ed è un mix tra opera, rock e ballad uniti in un brano che dura quasi sei minuti. La canzone cambia tono e ritmo continuamente, dalla ballata al hard rock fino a un finale quasi operistico.

Per registrare “Bohemian Rhapsody“, i Queen hanno usato tecniche di registrazione avanzate per l’epoca, tra cui l’uso di sovraincisioni vocali. Si dice che ne abbiano registrato 180 per la sezione operistica, che erano praticamente impensabili all’epoca senza l’aiuto delle moderne tecnologie digitali. Era il 1975, niente computer, niente effetti digitali o editing veloce. Tutto si faceva al vecchio stile, con nastri analogici enormi, da tagliare e incollare a mano. Se sbagliavi, toccava rifare tutto da capo. “Era come fare un puzzle sonoro in tre dimensioni,” ricordò Brian May in una delle interviste in cui gli fu chiesto su questa celebre canzone. 


Ci vollero circa sei settimane di lavoro non-stop per completarla, un tempo infinito per una singola canzone. Ogni parte fu curata nei minimi dettagli. I quattro si spostarono di continuo tra vari studi di registrazione britannici, come Rockfield, Sarm East e Trident, perché spesso uno studio non bastava per tutta la lavorazione. Alcuni avevano un’acustica migliore, altri avevano apparecchiature più moderne o semplicemente più ore disponibili.

Tuttavia, per la casa discografica questa non era una canzone perfetta. Aveva un solo problema: la sua durata. Quando i Queen finirono “Bohemian Rhapsody” erano convinti di aver creato qualcosa di incredibile. Volevano farla uscire subito come singolo, ma la casa discografica disse di no: “troppo lunga, nessuna radio la passerà mai.”

Freddie Mercury, però, non era tipo da arrendersi facilmente. Prese una copia del brano e la portò al suo amico Kenny Everett, un DJ molto famoso a Capital Radio. Gli disse di ascoltarla e magari farla sentire al pubblico, giusto per vedere che effetto faceva. Kenny si innamorò del pezzo e iniziò a trasmetterlo in radio di continuo, anche se non era ancora uscito ufficialmente. In poco tempo, tutti ne parlavano: gli ascoltatori chiamavano per chiedere dove poterla comprare, i negozi di dischi ricevevano richieste a raffica. A quel punto, la casa discografica dovette arrendersi all’evidenza: “Bohemian Rhapsody” era già un successo, e non poteva restare ancora nascosta. Così decisero di pubblicarla come singolo.

Il singolo conquistò immediatamente il pubblico e le classifiche: fu numero uno in Gran Bretagna per nove settimane di fila. Ma ancora più sorprendente fu che dopo la morte di Freddie Mercury nel 1991, la canzone tornò in vetta alle classifiche, diventando l’unico singolo a raggiungere il numero uno in due decenni diversi.

Negli Stati Uniti arrivò al nono posto, facendo conoscere i Queen al mondo intero. Con milioni di copie vendute e una marea di fan in tutto il globo, “Bohemian Rhapsody” è ancora oggi uno dei brani più ascoltati e iconici della storia del rock.

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