Autori musicali e testimoni di un tempo

L’EDITORIALE – Carissimi redattori e amati lettori

come secondo step per la linea della Musica, è doveroso toccare la figura dell’autore musicale, colui che pensa la musica, scrive o compone una melodia per ragioni innate che ha nella testa e tenta di tradurla in note perché sia espressa con i mezzi a disposizione. Che sia la voce o altri strumenti a corda o fiato, l’autore è il piccolo Dio di un mondo creativo che vuole passare agli altri. Proprio questo è il bisogno artistico più comune, ma particolarmente intimo, di rado segreto e spesso esplicito.

Il canto del sentimento è ricerca delle emozioni e di solito il successo reale, concesso per qualità e quantità, consacra la penna al pantheon dei creativi nella storia”. È il pensiero diretto che ho lasciato nell’annuncio della linea di redazione, ma è spinto dall’ammissione che, nonostante avessero voluto con tutto il cuore avere successo, nessuno dei leader, artisti e cantautori che il mondo ha visto, erano pronti a viverlo, affrontarlo e a nutrirsene. Nell’ultimo caso soprattutto, si comprende il perché molti autori cambiano il modo di scrivere, attenuano la profondità, enfatizzano i dettagli , eppure perché il successo capita ad alcuni e non guarda ad altri, magari più capaci, più disposti e naturalmente a loro agio in tal caso ?

L’autore di fondo è un poeta, un artista che tocca le corde spirituali del proprio sé, e che a sua volta tange  gli altri nel loro io, ma attenzione: grandi penne sono state spinte da piccole cerchie per le masse, e queste, soprattutto oggi, non hanno sensibilità emotiva per riconoscere un medio autore.

È La moda, la convenienza e l’etica di determinate società a premiare musicisti, cantanti e critici che fino ad oggi hanno costruito i nomi di pluripremiati brand e che poi hanno contribuito ad accademie, movimenti artistici, sensibilità culturali e modi di fare musica .

Se penso alla Musica non posso che considerare il lato emotivo, la spinta dell’essere verso necessità dell’anima, mancanze oggettive, crude realtà che mettono l’individuo davanti al mare di solitudine in cui naviga. <To have the blue devils> – letteralmente <avere i diavoli blu> era un concetto antico dei coloni  africani, costretti a lavoro, per sopravvivere e sopportare il peso di una bieca esistenza. I diavoli blu rappresentavano i demoni interiori, simbolo di rabbia , colorati di blu, come a indicare lo svampimento, la stanchezza e rassegnazione della loro vita. Poi vennero gli autori, coloro che direttamente o conoscendo qualcuno vicino hanno provato a trasporre il sangue del cuore in canto, prima lamento poi melodia e negli anni si affinò il blues … cadente, mancante di armonia intrinseca, ma un genere che sarebbe stato alla base delle tante sfumature del rock contemporaneo.

Gli autori sono questi, Beethoven che dette enfasi alla musica classica, incutendo magnifiche tensioni nei critici, Bach e Mozart per il tepore di un’anima che sperimenta i suoni delle orchestre sinfoniche, l’apparente freddezza di Wagner, delicate malinconie di Tchaikovsky, fino ai moderni compositori che nel cinema hanno plasmato l’audiovisivo con le colonne musica (oggi chiamate colonne sonore) .

Chissà quante menti, nel passaggio su questa terra hanno scritto, ideato e non conosciamo, chissà le melodie che sono state nascoste, rubate, plagiate, e i suoni puri a chi appartenevano prima di essere editati. È il genio dell’uomo per la spinta dello spirito che mai cesserà di mostrarsi, per questo sono grato a tutto ciò che è stato e fortunatamente, nel bene e nel male, la musica è oggi.

Un’ultima questione segnalo di proposito: è fondamentale che l’autore per essere tale e dare al mondo, quello che crede, non si faccia inglobare da esso, o meglio dalle altre migliaia di forme-pensiero che in questo universo sono presenti. Questo ci insegna il valore della percezione prima della forza per la propria vocazione. La percezione è vitale per costruire il vero sé, come io sento di essere, come voglio vivere, e apprendere tutto ciò che è possibile per diventare quel soggetto operativo e rappresentativo di quella disciplina.

Suggerisco di ricercare alcune dichiarazioni di Miles Davis, grande musicista Jazz e trombettista che ha marchiato i sound di alcuni generi, dove anche nella sua biografia ammette che la Musica per lui fu dal principio una tale necessità, che al di là della fama o meno, avrebbe avuto una percezione di sé stesso solo  ed esclusivamente come autore musicale perché fare Musica era il suo modo di vivere il Mondo.

Un’unica visione, solo una lente per filtrare il reale con l’immaginazione.

Paolo Cavaleri

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