di Tiziana Etna
L’INTERVISTA – Con il suo nuovo singolo, Sperso torna a raccontarsi senza filtri, trasformando
emozioni intime e momenti vissuti in musica sincera e diretta. Tra atmosfere estive, immagini
malinconiche e riflessioni profonde, il giovane artista costruisce un’identità sonora che punta
più a lasciare qualcosa dentro che a impressionare. In questa intervista ci parla del
significato del brano, del suo percorso artistico e di ciò che rappresenta davvero il suo nome.
Il tuo nuovo singolo segna un’evoluzione rispetto ai tuoi lavori precedenti: in che modo senti di essere cambiato artisticamente?
Non sento di essere cambiato molto, semplicemente è un’altra versione di me. Questo brano
è più leggero, estivo, ma comunque forte, ed è esattamente ciò che ero nel momento in cui
l’ho scritta.
Qual è stata l’ispirazione principale dietro questo brano e quanto c’è di personale nel testo?
L’ispirazione è nata da una ragazza che avevo appena conosciuto nell’estate del 2024 e
che, nonostante tutto, si è aperta fin da subito con me. La canzone parla di lei, di ciò che mi
ha raccontato e trasmesso, e di quello che in quel momento non sono mai riuscito a dirle.
Ci puoi raccontare il processo creativo? È nato prima il testo, la melodia o un’idea precisa?
È nato tutto la prima sera che siamo usciti. Eravamo sopra un ponte e ricordo le luci che si
riflettevano sul mare e, a loro volta, nei suoi occhi. Da lì è nata la frase: “I tuoi occhi brillano
con le luci e il riflesso vuoto del mare”. Da quel momento ho iniziato a costruire tutto il resto, come se stessi parlando direttamente a quella persona. La melodia è arrivata dopo, cercando di cogliere quell’atmosfera estiva e leggera, ma con tanto peso dentro.
C’è un messaggio o un’emozione che speri arrivi forte e chiara a chi ascolterà il pezzo?
Oltre alla leggerezza, pur parlando di tempi pesanti — soprattutto nel ritornello — vorrei trasmettere il senso della frase: “Non ti chiederò di amarmi, ma ti chiederò di amarti”. Perché non c’è dichiarazione più bella, anzi, più vera.
Con chi hai collaborato per questo singolo e cosa hanno aggiunto al risultato finale?
Direi che Lorenzo Iuracà, il produttore del brano, ha capito subito la direzione emotiva del pezzo e ha rispettato ciò che la canzone voleva dire, cogliendo immediatamente l’atmosfera che avevo in mente. Questa cosa ha trasformato completamente il brano.
Se dovessi descrivere il brano con tre parole, quali sceglieresti e perché?
Estiva, fragile e intima.
Parla di ferite silenziose: “Da quant’è che non mangi più?”, “Da quant’è che non esci più?”,
“Non sogni più?”
È più una mano appoggiata sulla spalla che una canzone fatta per impressionare.
Dopo questa uscita, quali sono i tuoi prossimi passi? Possiamo aspettarci un progetto più ampio come un EP o un album?
Questo è solo un altro pezzo di quello che sto costruendo e voglio costruire. Non voglio correre, ma nemmeno cadere. L’idea di un progetto più ampio non mi dispiacerebbe: ho tante cose da dire… ma tempo al tempo.
Il tuo nome d’arte, “Sperso”, è molto evocativo: cosa rappresenta per te e quanto rispecchia la tua identità artistica?
Il mio nome nasce da quei momenti in cui nascono le canzoni, dove sono appunto “sperso”. È come se non riuscissi mai a incastrarmi davvero da nessuna parte e, in quel momento di dispersione in cui scrivo, fossi tranquillo nella mia dimensione, mentre il mondo fuori non può toccarmi.
In un panorama musicale così affollato, perché qualcuno dovrebbe fermarsi ad ascoltare proprio la tua musica?
Non lo so se qualcuno dovrebbe ascoltarmi. So solo che, se lo fa, trova qualcosa di sincero. Non faccio musica per piacere, ma per arrivare, trasmettere e lasciare dentro qualcosa che le persone possano portarsi dietro.
Se un ascoltatore ti scoprisse oggi per la prima volta, cosa pensi troverebbe di diverso o autentico nel tuo modo di fare musica?
Non cerco di sembrare forte quando non lo sono e non cerco di sembrare felice quando non lo sono. Allo stesso tempo, però, cerco sempre di mandare un messaggio di speranza. Chi mi ascolta trova uno che non ha tutte le risposte, ma almeno non si arrende.
Dove ti possono seguire?
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