Con un gioco di parole tra la figura del Waldgang derivante dal pensiero jungeriano e uno slang che ammicca alle bande delle terre boschive, Marco Ceruti, autore milanese, ha l’ambizione di invitare il lettore in un’escursione urbana dove è la metropoli post moderna stessa ad incarnare la giungla nella quale il viandante può udire il richiamo per cimentarsi con il proprio “passaggio al bosco”.
L’autore coniuga nella scrittura le sue peculiarità di scenografo e pittore per disegnare un paesaggio distopico pulsante, dove la civiltà urbana al tramonto inscenata in una Milano di un domani che è talmente lontano da essere già ieri, non fa solo da sfondo, ma anche da protagonista attivo di una visione che ammicca a scenari distopici alquanto concreti. Un neo medio evo post moderno rigermogliato negli stilemi del presente, nel quali i protagonisti del racconto si muovono tra le pieghe del tessuto sociale ordinario. Tracciando così percorsi paralleli al vivere comune di una società zombificata, inaridita non solo dal punto di vista climatico, dove le dinamiche mainstream annaspano in una selva di cemento e stimoli artificiali alla ricerca di una collocazione nella piccionaia ordinaria. Ogni foresta ha un sottobosco alternativo, nel quale il viaggiatore differenziato è chiamato a scelte e responsabilità serpeggiando tra tribù cementifere, spiriti alcolici, prove attitudinali psico fisiche e sessualità ancestrale.
Dopotutto, secondo la legge degli archetipi le cose si ripresentano continuamente, cambiate nella forma ma immutate nella sostanza. Con la consapevolezza che, citando il regolamento condominiale di Bartertown, “rotto il patto, decide la ruota”.

