La Giustizia: modalità costante e possibile tra Verità e Meritocrazia

L’EDITORIALE – Carissimi redattori e amati lettori

“ … lo specchio, simbolo vivo, della stessa Verità che giace per gli stessi comportamenti umani che, a esser meglio redarguiti, le avrebbero ancora concesso la vita … ma ad essi penseremo nel prossimo numero ”.

Si era conclusa così, la riflessione sul concetto di ‘Verità’ in riferimento a un dipinto dove essa giace in fondo a un pozzo. La verità fa male, ma non uccide, a uccidere semmai è il comportamento umano quando omette alcune intenzioni perché ne ha altre. Qui tocchiamo inesorabilmente il concetto di ‘Giustizia’ e visto che siamo partiti da un dipinto, perché non guardare un’altra iconografia ?


Dall’opera “La Libertà che guida il popolo” di Delacroix del 1830, vediamo questa figura che incarna il triumvirato morale che spinse i francesi dal 1789, nella loro rivoluzione contro la monarchia assoluta, mettendo fine pian piano ai sistemi di potere fino ad allora conosciuti. La triade, enunciata nel detto ‘Libertà, Uguaglianza, Fratellanza’, suggerisce invero un concetto di equilibrio appena nato. Come sempre, è il punto di vista di una cosa, e la nemesi del suo contrapposto a rafforzare la sua identità: il popolo pretendendo giustizia, quindi volendo essere riconosciuto come individuo o gruppo di un sistema civile, ha alzato la voce … e non solo. Passando da questo frangente storico, negli anni si è saputo quali fossero le vere intenzioni borghesi di una rivoluzione e, non a caso, la parte più reazionaria portò all’istituzione del primo assetto parlamentare europeo. Ottima cosa, ci sarebbe da pensare, peccato che neanche dopo alcuni decenni la Francia vide un monarca ancora più potente: l’Imperatore Napoleone Bonaparte.

Attualizzando la cronologia, di quello che fu veramente nei cuori delle persone del popolo, come il processo democratico per destabilizzare un potere nero come quello dei Re assoluti, oggi abbiamo problemi simili non tanto nelle idee di giustizia, quanto nella sua attualizzazione comune. Bizzarro come scrivendo, mi possa fare più domande di quanto pensassi, e concedere meno risposte, nonostante fonti, prove ed eventi passati ci abbiano portato fino a qui.

Riflettiamo se è possibile un modello di giustizia comune, basato sulla decisione di poche decine di persone, nei confronti di miliardi di persone. Riflettiamo se è giusto che un sistema economico come il nostro, sia basato di fondo su un mezzo esclusivo che concede confort solo se posseduto, come i soldi. Riflettiamo se è giusto che ai settori occidentali, e sempre di più anche quelli orientali, convenga avere più malati che sani, analfabeti che sapienti, esecutori e non pensatori.

Ebbene, pur sapendo di non sapere, né per competenze né per età, credo comunque che ciò che sia avviato sia inarrestabile: il concetto di giustizia, nella sua forma etimologica rimanda all’idea che ogni soggetto abbia ciò che merita, nel bene e nel male. Per quest’ultimo in particolar modo, nel mondo contemporaneo è la legge che ne disciplina la questione. Ma forse non basta parlare e pensare di Verità, ricordando la Giustizia, perché questa, nella nostra soggettività, quando da soli ci guardiamo dentro, è l’unico scrigno dove troveremmo qualcosa solo se meritato. È la meritocrazia, la grande assente del mondo, mentre il voler per forza seguire un pensiero univoco il grande assassino della Giustizia.

Chissà se mai verrà il tempo dove capiremo che è possibile vivere giustamente, solo se prima avremo agito in maniera giusta per noi in rapporto agli altri e non su di essi. Da qui, chissà se mai capiremo che sono attirabili solo somiglianti circostanze, quindi giusti per un programma realmente sentito.

Chissà se un giorno capiremo che è possibile e anche giusto che ogni vita, avendo il diritto alla propria via, può restituire forme e misure, nei modi e nei tempi concessi dal destino, ciò che il male credeva di incutere.

Paolo Cavaleri

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