Ora è la notte decisiva
di Tiziana Etna
Citazioni mancanti per la serata Cover che vince Ditonellapiaga con Tony Pitoni.
Ora non ci resta che vivere la serata decisiva
Alla vigilia della finale, il Festival di Sanremo 2026 entra nella sua fase decisiva con una conferenza stampa che ha restituito il clima, le aspettative e anche le riflessioni che hanno accompagnato questa edizione. Il 28 febbraio, il sentire in generale della sala stampa Lucio Dalla è che si tratta di un’edizione costruita per tenere il pubblico dubbioso fino all’ultimo voto, infatti, si potrebbe definire una
finale senza favoriti.
Mentre tra le persone ma senza troppa enfasi, l’incertezza va su Sal da Vinci o Serena Brancale, tuttavia il pronostico resta comunque debole.
Il direttore artistico e conduttore Carlo Conti ha parlato di “sfida apertissima”.
Tutti e 30 gli artisti della categoria Big torneranno sul palco per l’ultima esibizione prima della proclamazione. Le prime cinque posizioni saranno comunicate senza ordine di classifica, per poi rimettere tutto in gioco con una nuova votazione che coinvolgerà televoto, sala stampa e radio.
Il meccanismo conferma la volontà di mantenere alta la tensione narrativa: nessun vincitore annunciato, nessuna corsia preferenziale. L’ultima parola spetterà al pubblico e alle giurie, in un equilibrio che negli anni ha spesso ribaltato pronostici e classifiche parziali.
cinque più votati torneranno sul palco per una seconda esibizione sotto giudizio delle tre giurie (Televoto, Sala Stampa e Radio). L’Artista vincitore di Sanremo 2026 sarà proclamato al termine della serata.
Durante l’incontro con i giornalisti è stato sottolineato il risultato della serata delle cover e dei duetti, che ha superato i 10 milioni di spettatori con uno share oltre il 65%. Numeri che, pur senza toccare record assoluti, confermano la forza del Festival come evento collettivo capace di unire generazioni diverse davanti allo schermo. Ascolti solidi e centralità mediatica malgrado le partite di calcio.
Sanremo continua a essere non solo una competizione musicale, ma anche un grande racconto televisivo nazionale: cinque serate che scandiscono il dibattito pubblico, tra musica, spettacolo, dress code e riflessioni sul presente. Tornati quest’anno a far polemica in old style, con lamentele in merito alla bassa presenza femminile o al poco tatto verbale verso categorie sensibili.
Per rigor di cronaca sarebbe stato corretto citare Enrico Ruggeri, in quanto autore del brano “Quello che le donne non dicono “ solo interpretato da Fiorella Mannoia” e ieri reinterpretato da Arisa. E Chiello beh; un po’ di umiltà avrebbe giovato a quanto, e tanto, ha da imparare; potava dare ascolto a Morgan “e anche noi pensiamo che per cantare Luigi Tenco, serve l’anima di ?
Tenco”
La finale si arricchirà della presenza di Andrea Bocelli, superospite chiamato a impreziosire la chiusura della 76ª edizione con una performance dal forte impatto emotivo. Un nome simbolo della musica italiana nel mondo, scelto per suggellare una settimana che ha mescolato pop, cantautorato e nuove tendenze.
Fuori dall’Ariston, in piazza Colombo, spazio alla celebrazione dei Pooh, che festeggiano 60 anni di carriera. Un ponte ideale tra la storia della musica leggera italiana e le nuove generazioni di artisti in gara.
Conti ha voluto anche ricordare il contesto internazionale complesso in cui si svolge questa edizione, definendo il Festival una “festa della musica in un Paese libero e democratico”. Un messaggio che ha restituito consapevolezza: la leggerezza dello spettacolo non è evasione, bensì uno spazio condiviso di cultura e comunità.
Accanto a lui, Laura Pausini che durante le serate ha raccontato Pippo Baudo, al quale è dedicato questo Festival, con dolcezza, ha in conferenza stampa parlato della sua esperienza sul palco di un Sanremo che le ha regalato una nuova presa di coscienza. Il suo ruolo ha contribuito a dare alla conduzione un tono internazionale, tuttavia risultando poco empatica agli italiani che continuano ad apprezzarne la potenza vocale ed il suo essere una grande interprete e testimonial della nostra musica
Tra le riflessioni emerse, anche uno sguardo in prospettiva: l’idea che in futuro la direzione artistica possa passare a una donna o a una figura più giovane. Un’apertura che lascia intendere come il Festival, pur forte della sua tradizione, sia pronto a rinnovarsi ancora.
La sensazione, alla vigilia della finale, è che questa edizione abbia puntato più sulla solidità che sull’effetto sorpresa, più sul tradizionale che sul colpo di scena.
Ora resta solo l’ultimo atto: cinque artisti, una nuova votazione e un nome destinato a entrare nell’albo d’oro di Sanremo.
E come ogni anno…quando si spegneranno le luci dell’Ariston, il Festival avrà già iniziato a raccontare il prossimo.
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