Struttura e neumi: primo sguardo alla Musica

di Paolo Cavaleri

L’EDITORIALE – Carissimi redattori e amati lettori

In questa linea siamo di passaggio per toccare la questione della struttura musicale. È la parte più ostica per gli amatori, normale per gli accademici, piacevole per gli eruditi … ma creare divisioni non è utile nell’arte. La cultura ha unito le persone quando le leggi creavano ordine, e se la guerra è figlia dell’odio, la musica è necessaria agli equilibri.

Direttamente dalla traccia « Qual è lo scheletro di quest’arte invisibile? Il sistema di scrittura musicale nacque per via di Guido D’Arezzo, colui che impresse i nomi, le altezze, da cui venne lo studio dei timbri, delle note nell’antenato della forma del pentagramma. Se i suoni unendosi formano melodie su criterio, le altezze, le pause e i timbri di ogni strumento nella musica sinfonica, restituiscono armonie semplici o complesse che, a loro volta, si rispecchiano in autori che la musicologia ci ha lasciato come monito per etnie, movimenti e tendenze di una cultura nel tempo passato »

Precisamente D’Arezzo, fu la figura principale da cui partì tutto un sistema di trascrizione musicale: quello che oggi chiamiamo pentagramma, fu prima tetragramma e consisteva nella stesura di quattro linee, dove all’interno di quello spazio erano segnati i neumi (note). Ma gli operatori culturali del tempo, gli amanuensi, i teorici, e i religiosi che ovviamente adoperavano la musica al fine di identificare il suono per il canto a funzione liturgica, si preoccuparono del rapporto che doveva esserci fra i suoni: come ogni cosa nell’universo, un soggetto si esprime, si conosce e comprende meglio il suo essere quando interagisce con un altro sé, in rapporto a qualcosa di più grande.

Bene, in quell’epoca era Dio ad essere al centro delle questioni universali, va dato un grande merito culturale alla Chiesa, sia quella secolare (parroci, vescovi, cardinali e papi) che quella regolare (monaci, con gli ordini benedettini, francescani, cluniacensi e altri ancora). Ma la cultura quando vera, sentita, utile e amata dai più, esce dai suoi schemi. Già con direttive di inclusione, la Chiesa nel passaggio dall’alto al basso medioevo, accettò regolamenti esterni, e piano piano, molto lentamente, la musica e le sue strutture da un mondo sacro, intimo, fondamentalmente chiuso, passò alle corti dei Signori del Rinascimento.

Processo profondo, ma il fatto che la musica avesse più di una applicazione del canto gregoriano, non voleva dire che fosse meno sacra. I Trovatori, eredi spirituali degli antichi aedi greci prima di Cristo, avrebbero ispirato l’amore con suoni, ritmi e melodie nei sentimenti col Dolce Stil Novo. La struttura e la teoria cambiarono, la voce ebbe primaria funzione e gli strumenti a corda furono maestri nei luoghi nobili d’Europa, contribuendo a una nuova ‘Semantica musicale’.

Il Madrigale, come forma musicale e lirica fu fondante nei secoli a venire, e i popoli attirati dai teatri, affascinati da quelle che sarebbero divenute le odierne orchestre sinfoniche, godevano di arte nelle sue forme musicali più alte come il melodramma. Oggi nelle nostre orchestre, la musica scritta ha ‘colori’ che vanno oltre il nero dell’inchiostro dei libretti per gli autori: punti, forme, legature, accenti e scritte come piano, pianissimo, forte, fortissimo, aprono a un’intensità emotiva spaventosa che unita alle chiavi di lettura della teoria, restituiscono un magnifico corollario umanistico espressivo. Quella che i tecnici identificano come ‘Dinamica musicale’ avrebbe aperto le porte ai sentimenti narrati dai tenori nell’opera lirica più cara ad autori come Verdi e Puccini.

Le note come parole dell’arte invisibile che solo la musica rappresenta, si manifestano con le parole dell’uomo strutturate con la logica. Il tempo è il nostro specchio, rispetto al passato e al futuro, ma è conseguenziale il modo in cui, sempre più, si prende coscienza di una cosa.

Come prima detto, è vero che «ogni cosa nell’universo, ogni soggetto che si esprime, si conosce meglio e comprende meglio il suo essere quando interagisce con un altro sé», ma è anche vero che la complementarità delle cose si vede nel loro opposto: la musica non è come le altre arti, non si vede con gli occhi, ma si ascolta, si percepisce, non appartiene primariamente al mondo visibile, ma la struttura nella sua teoria ha permesso di unire le intenzioni alle creazioni reali del mondo materiale; gli spartiti, le melodie, le espressioni impresse su carta degli artisti, qualunque essi siano, da qualunque tempo provengano, hanno lasciato inciso il sentimento di quell’era passata … qui si comincia a capire cosa significa «in rapporto a qualcosa di più grande»

Procederemo ancora in questo viaggio, ma è necessario lasciare un’ultima definizione con il tentativo di comprendere un termine, ancora più grande della musica: che cos’è l’Arte ? L’arte, dalla possibile accezione di ardimento, potrebbe essere definibile come l’attività mentale e manuale, spinta dallo spirito umano perché pervaso esso stesso dai desideri ed emozioni inesprimibili altrimenti: l’uomo fa, procede, costruisce, crea, idea, modella la materia e rende reali le idee del cuore, trascrivendole come solo modo di comunicare per l’anima che possiede.

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