La necessità della Musica per l’equilibrio interiore

di Paolo Cavaleri

Fonte immagine – https://pixabay.com/it/photos/pianoforte-musica-classica-pianista-1846719/

L’EDITORIALE – Al continuo della linea per la Musica, c’è una questione avida di risposta che si chiedono in molti: a cosa serve la musica? Detto più correttamente, qual è la sua funzione ? Sembra che se ne faccia un largo uso, e che ingenuamente ognuno la adoperi per il piacere nel tempo libero. Ma guardando al monito precedente e basandomi sul ragionamento che segue, è possibile che la vibrazione abbia molti più impieghi di quanto si pensi:

« Dal bisogno emotivo all’accompagnamento, la musica ha giocato un ruolo complementare alla parole per l’uomo moderno, ma ciò non è tutto. Essa ha tante necessità quante son quelle di ogni uomo, e i bisogni nelle epoche si somigliano e si affinano con la tecnologia e consapevolezza della potenzialità delle vibrazioni. Tutta la materia vibra, e tutto ciò che vibra interagisce con quello che sembra statico. Chissà se la funzione musicale delle vibrazioni può destinarsi al cambiamento di stati psicofisici come la ‘Cimatica’ mostra. Il cambio di uno stato chimico, se rispettoso di geometria ed equilibrio, è misura principe di forme che si ripetono e formano un pattern di ogni sezione in questo universo »

Ricordando che l’unità di misura è il valore hertz, e che il suono si manifesta, nel senso che è udibile a orecchio umano, come di altri esseri senzienti, è interessante vedere come ci riguardi la fisica: la musica è vibrazione dell’aria, la coclea nelle orecchie recepisce e invia al cervello impulsi elettrici che li traduce, riconoscendo altezze e timbri. È incredibile come una trasduzione meccanico-elettrica, abbia a che fare con la composizione per rendere vivi gli spartiti musicali. Il nostro corpo è lo strumento reale per portare alla vita i segni che nascono dall’anima.

Debbo comunque fare un distinguo fra come viene recepita la musica, con il processo psico-fisico, e come viene considerata: qui si entra nella sfera della sensibilità personale, la cultura appresa, il retaggio da cui si viene e il modo che la musica ha di guarire l’individuo. Ammettendo che la musica potrebbe non essere ancora considerata al pari di una scienza, vi sono delle discipline, oggi messe nella sfera delle pseudoscienze che riscontrano la forma dei suoni, e la creazione di forme causate dalle vibrazioni musicali. La Cimatica, per esempio, intesa come disciplina che si avvale dei suoni, conferma l’antico principio secondo cui la musica crea la materia. Dagli esperimenti di Hans Jenny le vibrazioni dei suoni creano figure di una geometria sacra, ancestrali, che ricordano le forme pure degli albori matematici, si pensi al rettangolo e al triangolo, oppure alle forme rotonde che negli ultimi secoli si sono scoperti in collegamento ai primi suoni degli antichi mantra.

Si potrebbe dire che la funzione del suono con la sua vibrazione, può essere quella musica creata naturalmente, per la spinta necessaria a ricercare equilibri interni. Dunque, la musica per la sua vibrazione modella la materia e modifica la realtà. Questo potrebbe portarci a constatare come nelle disarmonie delle malattie, vi siano delle possibilità di ripristino: dall’iniziale equilibrio, perduto per una mala gestione col mondo esterno, si passa a un desiderio di armonizzarsi ancora.

Se tutta la materia vibra, dev’essere perché tutto è in vibrazione, perfino gli apparenti stati solidi visti ad occhio nudo. È già nota la sperimentazione di Masaru Emoto, ma probabilmente essendo il corpo, il risultato di tensioni poste energeticamente in maniera interattiva col diverso, è necessario procedere per gradi con l’ambiente esterno, il rapporto con gli altri e le convenzioni sociali, sempre imposte e lontane dalla propria identità. La mente è la chiave di apertura per superare la malattia, e in accordo con la propria etica spirituale è possibile che le vibrazioni giochino un ruolo fondante per la rimembranza dell’io.

Quanti tecnici, persone dedite all’ordine matematico, ingegneri e scienziati, sono attirati dalla musica senza sapere il perché: essi rispondono semplicemente al bisogno di ritrovare un ordine più colorato che manca all’interno per sentirsi più a contatto con l’esterno. Succede quando percepiamo che al di fuori di noi c’è molto altro ma non sappiamo dove sia e come viverlo.

Mai è facile equilibrarsi con il mondo materiale, ma è costantemente provato che siamo strumenti con un timbro, un corpo e una melodia da suonare. Alcuni accordi sono comuni e necessitano di interazione, ma godere dell’arte musicale significa allinearsi alla necessità spirituale del proprio sé per sapere come vivere meglio noi stessi in rapporto agli altri, concedersi dove è possibile e muoversi da soli per tornare a interagire con un equilibrio più forte.

Condividere è conoscere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *