L’EDITORIALE – Siamo esseri sociali, è l’interazione il passo successivo della comunicazione in cui si comprende come cambiamo perché influenzati. Quest’ultimo termine sembra negativo, ma l’influenza propriamente detta, mira ad arricchire un individuo. Nel mondo dell’arte le estetiche sono mutate per lo scambio di idee, e il nuovo prendeva dal vecchio quando esso non era più grado di sopravvivere fra gli uomini. La mente umana trasmuta ciò che apprende e lo adatta ad altre visioni per unire mondi percettivi traducendoli coi sensi.
La maggior parte degli esseri umani vive rapportandosi col mondo da un canale preferenziale: la vista. Lo sguardo recepisce i movimenti, i colori e le espressioni facciali dei simili, mimando un’etica e optando per un contesto. Tuttavia la vista è fortemente influenzata dai suoni. Per farla semplice, divertente se vogliamo, chiamiamo ‘rumore’ ciò che non ci piace ma essendo interattivi diamo al bello più di un aggettivo … suono, voce, melodia, armonia, musica, tutto ciò che la scienza chiama ‘vibrazione’viene tradotto in una chiave ispiratrice. Un accompagnamento sempre esistito che co-crea le idee di artisti e inventori al fine di cambiare la realtà.
“La maggior parte di noi adotta la vista come primo canale di apprendimento, ma essa è influenzata in bene o in male da vibrazioni basse, medie o alte. È possibile vedere la musica, individuarne l’esatto hertz, scoprirne l’altezza, studiarne il timbro e ammirare la scrittura musicale per matrice teorica di celebri componimenti. Se la musica cambia la materia, allora il mondo è il frutto di geometria e sacri equilibri, che un nuovo sistema dovrà disvelare … ”
Tornando a questo monito, tengo a sottolineare come non sia tutto sempre e comunque poetico: siamo esseri istintivi e una volta soddisfatti i primari bisogni ve ne sono altri nascosti. Le tensioni spirituali esigono una reazione e l’arte è spesso sinonimo di inquietudine, e l’animo necessita dei propri sfoghi e urge canalizzarli in un contesto.
Musica evoca immagini: non è un causa conseguenza, quanto più una collaborazione antica che aveva l’importante funzione di mantenere la pace fra individui. Agli albori delle prime comunità civili, quella dei greci per esempio, nei teatri, spazi riadattati a colline naturali, si era soliti andare in scena con tragedie e spettacoli in cui la musica era un punto fondamentale anche per le immagini rappresentate. Dal termine ‘teatro’ – theatron – ‘luogo del guardare’ – si era compartecipi di una catarsi per sfogo alle emozioni. Il teatro, arte visibile, aveva una funzione sociale ma il rito collettivo delle emozioni del gruppo si completava con la musica: le melodie, precise altezze dei suoni e determinati modi musicali, oggi chiamate scale, riviste nel modo dorico, ionico, frigio, lidio, misolidio, eolio, locrio, pungevano le emozioni tra le tappe della storia in scena. L’invisibile suono, sinergicamente all’occhio vigile, causava il pianto per la funzione più alta a cui un popolo dovrebbe ambire: la pace. Con auleti, danzatori e spettatori attivi, parti della stessa ricezione, si sarebbe istillato l’antico potere dell’effetto musicale sull’anima, altrimenti chiamato psicagogia.
La collaborazione fra suono e immagine, trova anche risposta nei simboli quando alle musiche si dovette dare un nome, un’altezza in un sistema più complesso che sarebbe poi stato tradotto con spartiti odierni.
Quelle piccole e singole macchie nere, le note dei pentagrammi sarebbero sterili senza l’interpretazione delle orchestre con gli autori, qui si capisce come la musica, una volta messa su carta,necessiti di un ritorno espressivo.
Tornando alla storia dell’arte, è nei movimenti contemporanei degli astrattisti che la musica guidava la mano dei pittori coi colori che erano architetture proprie di un mondo immaginario reso in tele immense come una stanza domestica. Anche nel cinema, a cavallo fra i conflitti mondiali, la tecnologia delle videocamere e le ricchezze delle immagini fotografiche in movimento, la musica colorava il bianco e nero dei docu-film intellettuali, dove Picasso per esempio si immortala a eterno bambino. Che dire della scultura, musica e immagini, rendevano materia le visioni del cuore: “l’architettura è musica pietrificata”.
Frase di Goethe che sottolinea il legame mentale tra un ordine di pause e idee che ad intervalli scandiscono lo spazio tempo, dove in tutto il mondo la pietra e i vetri colorati danzano fra assenza e presenza di un linguaggio visivo complesso ma sublime e geometrico, ordinato e fantasioso, creativo ma immanente.
Musica e Vista, sorelle dei canali umani per cui siamo qui, per cui leggiamo, danziamo, ascoltiamo e immaginiamo, nutrendo lo spirito di idee visuali che il suono accompagna e l’occhio vede,creando per sua singola e umana voglia.
di Paolo Cavaleri

