Sanremo 2020 le impressioni a caldo della prima serata

Per la prima volta dopo svariato tempo, essendo rimasta in casa martedì sera, ho – più che altro per curiosità – guardato quasi tutta la puntata iniziale del 70° Festival di Sanremo, quindi posso esprimere qualche mio commento in merito.

commenti a caldo della prima serata

di Elisa Heusch

Premettendo che non mi sono incollata con concentrazione su ogni momento, e salvando quelli che ritengoalcuni più o meno buoni momenti musicali, per il resto l’idea di fondo è che si sta sempre più dissipando quello che originariamente era il tenore e lo spessore della manifestazione, che ha il così forte risalto mediatico su cui principalmente si punta, con svariati “scivoloni di stile”. Non me ne vogliano gli artisti in generale, ma è alquanto evidente che sta prendendo sempre più spazio e tempo il contorno di banali e piuttosto squallidi sketch, di monologhi sociali volutamente ridondanti e di alcune performance al limite della dignità scenica.

A parte ciò, per quel che mi riguarda, ho pensato subito che il meccanismo della sfida a due tra i giovani è sicuramente più “riduttiva” e penalizzante rispetto alla sfida attuata in passato, che senza un’eliminazione diretta permetteva più ascolti del pezzo anche da parte del pubblico (se non ricordo male perché negli ultimi 5 anni l’ho seguita davvero poco!).

Sono rimasta un po’ delusa dalla performance di Irene Grandi che ha aperto la kermesse, mi aspettavo qualcosa di meglio a livello di testo, e l’ho trovata eccessivamente sguaiata nei gesti e nell’abbigliamento per voler essere sexy e spiazzante (anche se è una discreta cinquantenne, sia ben chiaro!).

Preferisco di certo tralasciare e non definire Achille Lauro, e soprattutto il suo abbigliamento, perché ritengo che non ci sia bisogno di conciarsi in quello stato per essere notati, ma dato che la canzone è penosa quanto lui, quello era l’unico modo per essere sulla bocca di tutti ed alzare di certo lo share! Della serie “non importa come, purché se ne parli!!!”, ma io l’ho trovato scandalosamente impresentabile.

Parlando di MUSICA, e di canzoni che mi sono rimaste impresse positivamente, cito senza dubbio “Fai rumore” di Diodato, soprattutto a livello di testo oltre che di melodia; anche “Dov’è” delle Vibrazioni ha lasciato un’impronta alquanto positiva.

Altri due personaggi femminili che si sono difesi molto bene sul palco dell’Ariston sono state la super ospite Emma, con il suo medley, davvero all’altezza della situazione come performance e come stile, ed Elodie con la canzone “Andromeda”, sicura di sé ma non eccessiva nell’esaltazione della sua sensualità.

Rita Pavone e anche Albano e Romina (che quella inedita l’hanno addirittura cantata in playback!) sono tra quei personaggi che vogliono stupire già solo per il fatto di esserci ancora ed essere intramontabili, ma a me non sono arrivati quasi per niente.

Una cosa che mi ha positivamente colpito è stata invece la vera e sincera emozione mostrata da Tiziano Ferro nell’eseguire “Almeno tu nell’universo” della grandissima Mia Martini: sicuramente non avrà reso in maniera impeccabile vocalmente sul finale, ma si è percepita una passione che andava oltre al tecnicismo, un cuore ed un sentire che negli ultimi tempi sono rari da trovare.

Lascio a voi il giudizio sulle successive puntate che seguiranno, ma una cosa è certa: 5 ore di trasmissione sono davvero tante ed alcune “lungagnate” credo potrebbero essere evitate per non stancare il pubblico (da casa), perché la vera protagonista dovrebbe tornare ad essere la Musica Italiana con la M maiuscola, di certo di più dei vestiti delle vallette (che giustamente hanno sempre attirato l’attenzione), di battute che spesso scadono nel penoso, e di altre scenette di contorno sterili.

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