Racconto sotto forma di diario a piccole uscite. A cura di Francesco Balestri . Ogni mese un nuovo capitolo: tema L’EQUILIBRIO.
Caro diario,
eccomi qua a scriverti per iniziare a raccontarti ciò che ti avevo promesso la volta scorsa. Chissà se anche tu sei un sognatore, come lo sono io. Chissà se anche tu ti lasceresti coinvolgere da una storia che sembra uscita da un romanzo rosa.
Quello che sto per dirti è cominciato diversi anni fa, durante i primi anni dell’università. Avevo conosciuto questa persona tramite amici in un periodo in cui avevo bisogno di cambiare. Ma soprattutto avevo bisogno di capire cosa stava succedendo dentro di me.
Qualche tempo prima dell’inizio del semestre era venuto a mancare un elemento importante della mia famiglia, quella persona capace di dirti tutto nonostante il suo essere taciturna. Con quella persona ho passato bellissimi momenti, ci sono cresciuto e nel momento in cui la morte se l’ha portato via è come se fossi caduto dal settimo piano rompendomi completamente le ossa. Il non avere più il suo appoggio mi ha fatto capire che la vita può durare un soffio, che la vita può finire da un momento all’altro, ed è per questo motivo che ogni attimo va sfruttato ogni volta che sia possibile.
Quando arrivò il momento di dargli l’ultimo saluto, promisi a quella persona che non mi sarei più tirato indietro, che avrei accettato ogni sfida che la vita mi avrebbe messo davanti, che avrei continuato a coltivare le mie passioni nonostante tutto e che dovevo trovare il modo di essere sincero con me stesso e trovare il mio posto nel mondo.
Questo fu il presupposto di ciò che è avvenuto dopo. Questo è il mood con cui mi sono gettato per le strade della vita. Questa è la condizione che mi ha fatto capire che dovevo sbloccarmi. Per me è stato come ripartire da zero. Era la prima volta che toccavo la morte in prima persona ed è stato come rinascere, dovevo ritrovare una sorta di equilibrio altrimenti sarei uscito pazzo continuando a ripetermi che la vita durava poco. Passavo praticamente il tragitto da casa all’università, lambiccandomi il cervello con questi discorsi. Era da fuori di testa. Non riuscivo a seguire le lezioni, non uscivo più di casa, mi ero totalmente staccato dalla realtà.
Fu in un freddo venerdì mattina che Simone prese posto davanti a me sul treno. Era un tipo strano, aveva una barba così lunga da far invidia a uno dei nani di Tolkien, frequentava medicina e ogni cosa che raccontava aveva a che fare con morti ammazzati, sangue, e chilometrici libri di anatomia umana. Una noia assurda. Un tipo che in circostanze normali avrei evitato come la peste. Però aveva fatto una promessa, no? Gli diedi corda, ogni volta che lo incontravo sul treno non mancavo mai di salutarlo e scambiare qualche parola con lui. Ascoltando le sue parole, cominciai a capire com’era fatto il corpo umano, e tra uno sbadiglio e l’altro venne fuori che con alcuni amici voleva creare un piccolo gruppo per uscire e fare qualcosa la sera e staccarsi così da quei mattoni di libri che tutti ci portavano dietro inseguendo un futuro incerto.
Un bel giorno saltò su e togliendosi il giubbotto che sapeva di cenere di caminetto e fumo di sigaretta mi disse “Sabato usciamo. Ti va di unirti?”
Accettai l’invito.
In quel momento ancora non sapevo che Simone mi avrebbe spalancato le porte del mio Io e messo in contatto con qualcuno che mi avrebbe impegnato per diversi mesi…
Caro diario, le prossime pagine non saranno per niente facili da scrivere. Ti prego quindi di tenermi la mano e farmi forza. Ce la fai?

