Alla scoperta del Faro di Livorno

di Elisa Heusch

QUARTO OCCHIO – Per questo mese di novembre ci tengo a documentarvi l’interessante visita guidata all’interno del Faro di Livorno – che era già tra i miei pensieri da anni ma che ancora non ero riuscita a realizzare – e che è stata possibile (lo scorso 8 novembre durante il weekend della Half Marathon di Livorno) grazie alla pregevole iniziativa dell’Associazione Culturale e di Promozione Sociale “Il Mondo Dei Fari”, che organizza spesso in collaborazione con il Servizio Fari della Marina Militare delle visite guidate sui principali fari di Toscana, Liguria, Sardegna e non solo.

Il punto di ritrovo e la partenza per la visita di gruppo è in fondo a Via Edda Fagni, al di là delle Nuove Officine di Porta a Mare, accanto al cantiere navale Benetti, e da lì si viene accompagnati tutti insieme alla struttura del faro.

Non appena arrivati sotto la struttura ci è stata raccontata brevemente la storia del faro, che era conosciuto inizialmente come “Fanale dei Pisani”, in quanto la primissima costruzione in questa zona risale addirittura al 1156 durante il periodo delle Repubbliche Marinare, quando Livorno non esisteva ancora.

Credo che una digressione in questo senso sia importante e necessaria.

La Repubblica di Pisa era una delle quattro Repubbliche Marinare italiane, ma Pisa come ben sappiamo non si trova sul mare: essa fu costruita sul fiume Arno e per proteggere la sua flotta aveva attrezzato e fortificato il ‘Porto Pisano’ alla foce del fiume, che allora era adiacente ad un piccolo borgo composto prevalentemente dapescatori, chiamato nel tempo “Labro”, dopo “Liburnus” e alla fine “Livorno”; il ‘Porto Pisano’ diventò quindi il maggior porto della Repubblica marinara di Pisa, dove attraccavano e partivano navi che commerciavano con tutto il mar Mediterraneo, oltre che servire da rifugio alla potente flotta da guerra.

Tutta la zona circostante assunse grande importanza militare ed economica.
Dal 1156 appunto, con l’intensificarsi degli assalti genovesi al porto per ostacolare l’egemonia pisana nel Mediterraneo occidentale, venne avviata una fase di fortificazione, iniziata con la costruzione di una prima torre e proseguita l’anno dopo, con l’erezione di altre due torri nel ‘Portus Magnalis, come si chiamava la parte meridionale del Porto Pisano. La Torre Magna o del Magnale e la Torre Formice o Formica più a sud, furono erette tra il 1157 ed il 1163 alle due estremità dell’imboccatura del porto ed unite da una possente catena a chiuderne l’ingresso.

Nel 1284 la flotta pisana subì una pesantissima sconfitta da parte della flotta genovese ed anche il faro costruito sulle secche della Meloria venne incendiato e distrutto dai Genovesi.

Ci vollero anni perché Pisa si riprendesse da quella sconfitta e il faro di Livorno fu eretto solo nei primi anni del 1300, più vicino a costa perché fosse meglio difendibile, ancora più imponente per comunicare a tutti che Pisa era ancora una potenza marinara e maggiormente fortificato affinché fosse una roccaforte imprendibile. La torre fu costruita tra il 1303 ed il 1305; all’epoca era completamente circondata dal mare e dotata di approdi e anche se non ancora terminata, nel 1304 era già presidiata, infatti negli statuti pisani di quell’anno si dispone che in essa risiedessero stabilmente dei custodi, che dovevano avere un’età compresa tra i 25 e i 50 anni, essere uomini di mare e non abitare a Livorno o Porto Pisano. Per la sua bellezza il “fanale” è stato citato anche da Francesco Petrarca nel suo “Itinerarium Syriacum del 1358.

Dovendo tralasciare un po’ di secoli di storia, anche se ce ne sarebbero di cose da raccontare, arriviamo al 1860 – dopo le guerre di indipendenza – quando la storia di Livorno entrò a far parte della storia d’Italia – una nuova nazione appena costituita – e anche il faro entrò a quel punto nell’elenco dei fari Italiani con il numero 1896.


Il faro arrivò così intatto fino al 1944 quando le truppe germaniche in ritirata ricevettero l’ordine di minarlo e distruggerlo. Le macerie del faro distrutto restarono poi sulla piccola isola all’ingresso del porto per ben dieci anni, dal 1944 al 1954.

La ricostruzione voluta dal Presidente Gronchi e da tutti i Livornesi fu ultimata nel 1956. Per la ricostruzione furono utilizzati i disegni che riproducevano il faro pisano mantenendo inalterata la forma e le dimensioni volute dal suo progettista, ma la parte portante venne realizzata stavolta in cemento armato. Solo una piccola parte delle pietre originali, che si erano salvate dalla distruzione dei tedeschi, è stata utilizzata in una nicchia che ne ricorda la struttura originale. I lavori cominciarono nel giugno del 1954 e in due anni il faro di Livorno fu terminato, con lo stesso aspetto del faro originale.

Dal 1956 il faro è tornato sotto la gestione della Marina Militare ed è uno dei principali fari italiani, alto 57 metri e con un a portata di oltre 27 miglia.
Il faro aveva la lanterna in ferro e una sorgente luminosa, in principio a olio, poi a petrolio, con speciali specchi a riverbero fino al 1841 quando furono installate le prime lenti di Fresnel e un bruciatore tipo AGA a gas di acetilene a incandescenza con splendori di 20 in 20 secondi, infine la luce elettrica ha consentito l’uso di una lampadina prima da 3000 W poi da 1500 con una caratteristica di 4 lampi ogni 20 secondi. L’ottica girevole aveva un meccanismo azionato da un peso motore e un congegno ad orologeria che ne controllava la discesa consentendo una rotazione ogni 20 secondi; tale rotazione oggi è realizzata da un motore elettrico.

Sentire che per arrivare sulla terrazza alla sommità ci sono da salire ben 297 gradini potrebbe spaventare, ma vi posso garantire che invece sono facilmente gestibili in quanto molto bassi, e che tra la bellezza della visuale ‘ a chiocciola’, lo scattare fotografie salendo, il panorama dalle finestrelle lungo la salita, e la voglia di arrivare su per poi godersi il panorama, uno non se ne accorge neanche!

Ovviamente chi ha qualche problema fisico e non è in grado di salire su a piedi può farlo tramite l’ascensore/montacarichi che arriva fino in cima, dove si trovano le stanze che erano quelle dove alloggiava anticamente il guardiano del faro, e che adesso possono essere utilizzate dai faristi in servizio.

Vediamo infatti l’angolo con la piccola cucina/lavello, un tavolo dove sono conservati l’antico telefono, la macchina da scrivere, i timbri, le pipe, un antico registro e degli elenchi con i materiali che venivano utilizzati nel servizio fari, ed infine proseguendo la stanza da letto, con quest’ultimo posizionato accanto alla finestra da cui si ammira il mare.

Una larga scala a chiocciola (e nell’ultimo tratto all’ultimo piano una piccola in metallo) porta dunque fino alla terrazza merlata e alla lanterna dove sono posizionati gli apparati di comando e controllo, il sistema ad orologeria che ne consente la rotazione anche in assenza di corrente elettrica e la lente di Fresnel a 4 spicchi con elementi diottrici e catadiottrici che amplificano la luce di una lampadina da 1000 W ad alogenuri metallici.

Salendo dentro la struttura troviamo anche i modellini del faro prima che venisse distrutto dalla guerra, vari cartelli informativi sulla sua storia fin dall’antichità, ed altri cartelli molto datati riguardanti istruzioni di salvataggio per l’equipaggio; continuando a salire si trovano esposti alcuni quadri e reperti antichi del faro, e una volta in cima troviamo esposte anche alcune fotografie scattate dal fotografo Paolo Bonciani negli anni ‘60/’70, dove è raffigurato l’interno della vecchia lanterna.

L’Associazione il Mondo dei Fari – che ringraziamo – si è costituita nel 2015 a LaSpezia con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione dei fari di tutto il mondo attraverso attività civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Potete trovare notizie utili e gli eventi in programma sul sito:

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