di Paolo Cavaleri
Carissimi redattori e amati lettori
L’EDITORIALE – che siano piccoli o grandi concetti, non importa ciò di cui si parla, purché sia vero per tendere a ciò che è giusto. Nella branca delle scienze umane siamo soggetti che comunicano in qualsiasi maniera coi gesti, parole o ambedue. C’è una curiosa e voluta ricerca che noi come razza abbiamo perseguito a differenza di piante o animali. Essi sono senzienti e proprio come noi crescono, soffrono, mangiano e muoiono, ma loro non hanno comunque la voglia o l’infausto tormento di ciò che muove menti umane, dall’arte allo sport, fino alle scienze e le religioni: la verità.
Cos’è la verità? Ma soprattutto, se mai si arrivasse a una risposta normale per tutti, perché in molti la cercano? Ebbene, mi trovo a dover riflettere, e subito riporto Pirandello con ‘La Verità è una, Nessuna e centomila’ o la suggestiva frase ‘Vi veri universum vivus vici’ tradotto ‘Con la forza della verità, in vita, ho conquistato l’universo’ ripresa dall’artista Alan Moore che, in realtà, rimanda a personaggi poco raccomandabili. Affermo questo in quanto siamo sempre più a conoscenza che l’uomo, per dottrine oggi viste nuove ma in realtà molto antiche, non possa o debba, prendere un qualcosa, bensì essere un concetto, ricalcare una natura e desiderare, con affetto, l’idea pura di ciò che ama.
C’è in realtà un dipinto di Jean-Léon Gérôme, del 1896, in cui una donna esce da un pozzo urlante e nuda, che ha in sé uno squisito rimando a una parabola passata.

Chiamato “La verità che esce dal pozzo” è spesso accompagnato dal detto del filosofo Democrito – ‘In verità nulla sappiamo, giacché la verità sta in fondo al pozzo – ’. Di seguito la parabola recita:
« La Menzogna disse alla Verità: “Oggi è una giornata meravigliosa!” La Verità guardò verso il cielo e sospirò, perché la giornata era davvero bella.
Trascorsero molto tempo insieme, arrivando infine accanto a un pozzo. La Menzogna si rivolse allora alla Verità e disse: “L’acqua è molto bella, facciamo un bagno insieme!” La Verità, ancora una volta sospettosa, si accertò riguardo le condizioni dell’acqua e si rese conto che era davvero molto bella. Si spogliarono e iniziarono a fare il bagno. Improvvisamente la Menzogna uscì dall’acqua, indossò i vestiti della Verità e fuggì via. La Verità, furiosa perché le furono sottratti gli abiti, uscì dal pozzo e corse dappertutto per trovare la Menzogna e riprendersi i vestiti. Il mondo, vedendo la Verità nuda, distolse lo sguardo, con disprezzo e rabbia. La povera Verità ritornò quindi al pozzo e scomparve per sempre, nascondendo in esso la sua vergogna. Da allora, la Menzogna vaga in tutto il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società, perché il Mondo, in ogni caso, non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda. »
Ecco qui un punto fondamentale che riguarda la verità: ciò che vedo non è quel che sembra, perché ciò che voglio è qualcosa che desidero. Lasciando perdere la vasta quantità di menti filosofiche che hanno argomentato concetti come desiderio e realtà, si pensi a Schopenhauer con ‘Il mondo come volontà e rappresentazione’, dobbiamo ricordarci che il desiderio è spinto da una mancanza. Domande utili potrebbero essere: che cosa siamo realmente disposti a fare per essere quello che vogliamo? Cosa siamo disposti a cambiare per diventare chi vorremmo?
Nel racconto si capisce come le persone optino per una apparenza, della menzogna vestita come la verità, perché è più facile credere ai sensi, gli istinti e le convenzioni, piuttosto che chiederci e ricercare chi o cosa siamo davvero. Attenzione però, perché c’è un altro punto a cui arriviamo, quando, per l’appunto come esseri comunicanti e sociali, interagiamo fra di noi. Se l’identità è autentica, realmente forte e determinata dalle proprie scelte, che siano di necessità o più virtuose, allora nessuna peripezia e chiunque altro, potrà traviare il nostro mondo. Il mondo, come viene alluso nella parabola, è inteso come collettivo umano totale, ma le parabole si sa, vengono ideate per trasporre regole universali in piccoli concetti.
Che ne direste di scrivere un finale alternativo per questa parabola. Si, perché nei miti l’uomo è sempre sciocco, maldestro, mentre per le favole e le fiabe, di diversa estrazione letteraria, gli uomini sono accomodanti per gli istinti, le brame, predestinandosi all’errore e alla tragedia morale di ogni cosa.
Proviamo a divertirci immaginando che la Menzogna, vestita da Verità, incontri qualcuno che le fa una domanda e per scrupolo, attuando i consigli della menzogna, comici a capire che non sia buono, giusto e corretto ciò che Menzogna consiglia e che quindi non sia vero. In natura ciò che stona non si accoppia, e quel che vibra richiama il simile: non credo che tutti preferiscano le bugie alla verità, perché il bello, il vero e il giusto, muoiono quando l’omertà diventa la regola. La Verità è morente perché gli uomini non la cercano, non tanto perché credono alla menzogna. Alla menzogna è concesso di vagare perché l’uomo non contesta, quindi non ricerca, e dunque non trova altre risposte.
La verità non è preclusa ma vuole pazienza, spirito critico e morale equilibrio. Preziosa e inarrivabile può sembrare, e anche se non piace, perché si sa “la Verità fa male” i suoi frutti non danno la morte, bensì i semi di una nuova vita. C’è un’altra opera dello stesso artista, in cui la Verità giace morta. Nessuno mai contesti o si impegni troppo per capire la vita del prossimo, perché prima di tutto, è categorico specchiarsi con gli occhi dell’anima che si è.

Dall’opera “La verità è morta nel pozzo per mano di bugiardi e istrioni” di Jean-Léon Gérôme, del 1895, notiamo lo specchio, simbolo vivo, della stessa verità che giace per gli stessi comportamenti umani che, a esser meglio redarguiti, le avrebbero ancora concesso la vita … ma ad essi penseremo nel prossimo numero.
Fonte parabola https://laparabola.altervista.org/la-verita-e-la-menzogna/#google_vignette
Fonte immagine 1 e 2 https://it.wikipedia.org/wiki/La_verit%C3%A0_che_esce_dal_pozzo

