EDITORIALE – Fine ed inizio di un ciclo non sono necessariamente divisi, il collegamento può esserci anche se durante un volta pagina sembra che si cambi registro, perché è l’argomento che accomuna le persone: Musica. Più precisamente la Musica e Noi intesi come civiltà, e proprio perché dovremmo riconoscerci come esseri civili, siamo a un punto della narrazione dove si ammette che la musica non è solo nostra, ma del mondo … quando i suoni sono recepiti, si colora l’esistenza e lo spirito è risvegliato da un canale che lo aiuta nel suo viaggio in mezzo ai simili: l’udito.
«Prima di nascere ci culliamo nella placenta, ma il nostro, piccolo e umido spazio, non è un mondo asettico: nella pancia di una madre liquidi e materia si fondono e comunicano coi suoni, il feto crescendo, sviluppa l’udito come interazione col futuro mondo esterno. Non è un caso che alle donne in gravidanza si consigli di far ascoltare musica ai piccoli umani nel grembo. Note, pause e canti che accompagnano la crescita coscienziale dei sensi per il potenziale essere perfetto che tutti siamo destinati a diventare. Così le orecchie diventano la bussola dei punti cardinali che circondano un punto sacro, in cui la ghiandola pineale fa da chiave per un mondo di altri livelli e alte percezioni che religioni e filosofie accarezzano di proposito»
Da questo monito si evince che è importante la musica, la vibrazione dell’aria col flebile suono della voce di un madre: essa è culla fra visibile e invisibile di un cieco amore che guida lo sviluppo psicofisico. Armonia permessa, il feto si orienta col primo dei sensi conosciuto come tatto, poi immaginiamo un corpo che vive le frequenze dalle pelle materna e l’unica cosa che lo aiuta nel buio mondo è la sua voce. Melodie, canti e parole sussurrate dicono a chi verrà in questo mondo che non siamo soli.
Nella scienze della comunicazione il messaggio ha senso, ma si carica di valore, se c’è un emittente e un ricevente, potremmo dire chi parla e chi ascolta, ed è affascinante comprendere come la natura abbia dotato anche gli animali di orecchie all’interno del corpo che fungono da ricettori. Nei mari i cetacei come i delfini o le megattere cantano e compongono con la loro vibrazione forme musicali che durano addirittura anni. La ricezione del suono per questi esseri è fondamentale per la sopravvivenza, l’accoppiamento e la vita comune, tramite il canto, ai fini sociali.
Anche negli imenotteri è sacro il canto della regina: l’ape madre canta per onorare la sua gerarchia nell’alveare, comunicando i pericoli e orientando le api. Esse non hanno orecchie ma assaggiano la vibrazione con le antenne e le zampe perché si fanno attraversare dal suono. Grazie all’udito, e al modo che i corpi percepiscono melodie, gli esseri vivono fra di loro per la sopravvivenza della specie.
Un’ultima sfera biologica infine è varia, ma interconnessa con noi e gli animali: le piante. Molti imprenditori da diversi paesi che sperimentano le alternative delle dinamiche produttive, per portare avanti un commercio nelle industrie, lasciano udire alle piante che producono vino, olio e altre ricchezze di questa terra, musica e sinfonie di carattere classico e a frequenze benefiche per la propria fisiologia.
L’udito dunque è il modo in cui un essere senziente gode della musica nei frangenti dell’esistenza, è necessaria utilità per tradurre note, altezze e fonie armoniche, alla morfologia che ci appartiene … così vibra, comunica e cambia per il tempo utile alla ricezione del messaggio, una fonte semplice, pura e invisibile che si manifesta col cambio di umore e il godimento dell’ascolto.
Noi, oggi ignari di antiche conoscenze, quando in ere passate il sacro non era profano, ma sacrale perché spirituale, avevamo il dono di comunicare con parole, canti e suoni che mantenevano l’equilibrio mentale affinché la vita avesse un senso reale. Nei secoli il Divino si è creduto fuori dall’Umano ma quando i miti e le leggende, con le discipline olistiche di oggi e le pratiche moderne per rimembrare conoscenze antiche, dimostrano con la scienza che un’antica ghiandola nei ritmi circadiani, deve preservare il suo stato e restituire al corpo fisico il suo vero potere, allora si riaprono i concetti di energie sottili in cui l’udito ha un piccolo ruolo, per riportarci alla verità dei suoni.
Ascoltarli, sentirli, riconoscerli meglio, concede a noi le possibilità di rispristino che un tempo era normale condizione, e che adesso più che mai rinnovate idee propongono con le leggi antiche di stati energetici sempre validi, piacevoli e curativi.
Paolo Cavaleri

