Ogni mese un nuovo capitolo…
di Francesco Balestri
CARO DIARIO – Caro diario,
e’ un po’ che non ci sentiamo, ma io sono sempre qua, a pensare con quali parole procedere con questo racconto. Come ti avevo accennato ho conosciuto Simone, lo studente di medicina, e un bel giorno mi invitò ad uscire con lui e i suoi amici sabato sera.
Nei giorni precedenti il nostro incontro, fuori dai vagoni del treno, non mi accennò a niente, quindi non sapevo assolutamente nulla delle persone che mi sarei trovato davanti. Ci siamo dati appuntamento in piazza e li avremmo atteso gli altri.
Alla spicciolata si fecero vedere uno per uno. Erano persone piuttosto usuali che non avevano niente di diverso da tutto il resto del mondo. C’era una fissata con la musica metal. Una che nonostante l’età sembrava avesse il cervello di una ragazzina di due anni. Un tizio che se ne andava a giro per il quartiere con una spada katana legata in vita. Uno che non aveva fatto niente in vita sua se non vivere alle spalle del padre. Una che voleva sembrare la studentessa universitaria modello, ma era così insipida che nessuno se la filava a parte il tipo che viveva a scrocco. Di Simone ho già detto. Quasi dimenticavo, C’era anche una tipa fissata con i libri fantasy e che spesso se ne andava in giro con un mantello con tanto di cappuccio, dicendo di essere un elfo. Ti starai sicuramente chiedendo che cosa mi impedì dallo scappare a gambe levate… Non fu tanto il cosa, ma il chi.
Tra loro c’era una persona, un ragazzo moro che se ne stava in disparte, che catturò la mia attenzione. Con nonchalance si presentò stringendomi lievemente la mano. Disse che studiava biologia e che era un po’ indietro con gli esami. Niente di sconvolgente, visto cos’altro mi circondava. Sembrava l’unico, a parte Simone, che riuscisse a mettere tre parole in fila senza nominare Nani, elfi, creature della notte di varia natura. Ovviamente tutto quanto il gruppo era appassionato di giochi di ruolo, che io neanche sapevo cosa fossero a parte quelli che si fanno in camera da letto!
Ma proprio per tenere fede a quella famosa promessa che mi sono fatto di non farmi troppi problemi di fronte al nuovo, decisi di prendere parte attiva a quelle conversazioni. Anche Alessandro era appassionato di tutto questo, ma riusciva a vedere il tutto nella sola ottica ludica, non come se quei giochi fossero parte integrante della sua vita.
Ricordo pochissimo di quel pomeriggio, se non il fatto di aver macinato chilometri e chilometri su e giù per il centro cittadino. Alla sensazione che però ricordo bene Quella di essermi sentito accolto, come non mi accadeva da tantissimo tempo, la cosa mi stupì non poco.
Io, che di solito ero molto diffidente nei confronti delle altre persone, mi ritrovai a dare estrema confidenza ad una persona che conoscevo da meno di 24 ore. Giuro che quasi non mi riconoscevo. Giuro che quasi non sembravo io. Come poteva un semplice incontro, cambiare la mia vita in quella maniera?
Confuso, tornai a casa con un’unica voglia.
Quella di rivedere Alessandro.

