Dopo “O ci sei o ci fai” e “Notti in panne”, un nuovo passaggio di coscienza il 24 aprile
di Tiziana Etna
In un tempo in cui tutto scorre veloce e spesso senza lasciare traccia, la musica torna a farsi domanda prima ancora che risposta. MENOTTI si inserisce in questo spazio fragile e necessario con un percorso che non cerca scorciatoie né consensi facili, ma consapevolezza.
Dopo l’impatto diretto del suo esordio con “O ci sei o ci fai”, brano che ha immediatamente segnato una linea di confine tra superficialità e presa di posizione, e dopo la successiva “Notti in panne”, più intima ma coerente nella sua tensione emotiva, l’artista si prepara ora ad una nuova riflessione.
Il 24 aprile arriva infatti “SOLO”, un titolo che già di per sé si impone come dichiarazione e condizione, più che semplice canzone. Un lavoro che sembra proseguire il filo rosso di un racconto umano con un autentico animo cantautorale, pur inserendosi nella scena urban/rep, dove la scrittura diventa spazio di analisi, frattura e verità non addomesticate.
Nella sua cifra artistica convivono la dimensione privata e quella collettiva, la responsabilità quotidiana di chi è padre e marito e, allo stesso tempo, osservatore lucido di un mondo che spesso anestetizza il dolore invece di affrontarlo. Questa doppia esposizione rende la sua scrittura concreta, quasi scomoda nella sua onestà.

“O ci sei o ci fai” aveva già posto una questione netta: lo sguardo dell’uomo di fronte alla guerra, all’indifferenza, alla progressiva normalizzazione della sofferenza. Non un racconto distaccato, ma una chiamata diretta alla responsabilità individuale e collettiva. Un linguaggio che non concede ornamenti, perché sceglie la sostanza come unica forma possibile. È prima ancora con “Vogliono”.
Ma con “Notti in panne” il discorso si è spostato su un piano più interno, più notturno appunto, dove le crepe personali diventano specchio di un disagio più ampio. Una continuità che oggi trova ulteriore sviluppo in “SOLO”, brano atteso come nuova tappa di un percorso che sembra costruirsi per stratificazione emotiva più che per singoli episodi.
La direzione appare chiara: interrogarsi. Non riempire spazi, ma aprirli. In un contesto musicale spesso dominato dall’immediatezza e dalla sovrapproduzione di contenuti, MENOTTI sceglie invece la lentezza del significato, anche quando questo significa esporsi al vuoto, alla solitudine, o al dubbio ma le offre il valore aggiunto di scrivere brani densi di significato.
Prodotto da Onda Dischi e Dischivolanti Edizioni, il progetto si sta delineando come un racconto unitario più che una semplice sequenza di singoli: una narrazione che attraversa fragilità, coscienza e disillusione senza mai perdere contatto con la realtà.
“SOLO” non si presenterà come un punto d’arrivo, ma come un’altra soglia. E forse è proprio questo il nucleo più interessante del percorso di MENOTTI: la capacità di trasformare ogni brano in una domanda aperta, più che in una risposta definitiva.






